MiFID 2: sfide e benefici per i soggetti coinvolti

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Benefici e opportunità della MiFID 2
Tempo di lettura: 4 minuti

MiFID 2, croce e “delizia” del settore finanziario.

Da gennaio 2018 ha portato numerosi cambiamenti per i diversi soggetti coinvolti tra cui investitori, banche, risparmiatori, gestori di mercati regolamentati, società che forniscono consulenza e gestione di patrimoni, etc.

Nelle novità della direttiva possiamo trovare sfide e opportunità per ciascuna parte coinvolta e spesso ciò che risulta essere un beneficio per una (si pensi ad esempio ai clienti) rappresenta una sfida per l’altra.

Vediamole insieme.

Investitori e risparmiatori

Per i clienti degli intermediari finanziari la direttiva ha portato sicuramente più benefici che sfide. Uno degli obiettivi principali della MiFID 2 è proprio quello di tutelare gli investitori e renderli più consapevoli e fiduciosi nel settore finanziario, che non ha sempre goduto di una buona reputazione. In altre parole, più chiarezza e comprensione dei processi di investimento e dei mercati finanziari.  

Quali sono i benefici principali per l’investitore grazie alla MiFID 2?

  • Servizi di consulenza finanziari più efficienti

Gli intermediari finanziari sono tenuti a classificare e suddividere strumenti e servizi finanziari, per meglio allinearli a ciascun cliente, in base a quelle che sono le sue esigenze e finalità dell’investimento e le conoscenze ed esperienze in materia.

Con la MiFID 2 ad investitori e risparmiatori vengono proposti servizi finanziari in linea con i loro interessi. Si tratta di un’attenzione continuativa, è richiesta infatti la produzione di report aggiornati con l’obiettivo di monitorare nel tempo gli interessi del risparmiatore.

  • Maggiore chiarezza informativa

Per essere un rapporto realmente basato sulla trasparenza, gli intermediari devono assicurare ai propri clienti la migliore comunicazione rispetto agli strumenti finanziari offerti, ma anche su tutti i dettagli operativi, come costi e tipologie di consulenza (se indipendente o meno).

  • Abolizione delle commissioni aggiuntive

Con la MiFID 2 le proposte che l’intermediario avanza nei confronti dell’investitore sono realmente incentrate sulle sue esigenze. Ciò è stato supportato dall’abolizione delle remunerazioni aggiuntive da parte di emittenti o case prodotto ai consulenti indipendenti, per evitare situazioni spiacevoli di conflitti d’interesse.

Intermediari finanziari

Chi sta dall’altra parte rispetto agli investitori ha gli oneri maggiori da rispettare.

Le sfide principali per gli intermediari introdotte con la MiFID 2 riguardano per lo più le modalità di interazione con i mercati, gli investitori e chi coinvolto nella compravendita.

Diverse sono le aree di intervento nelle quali devono impegnarsi:

  • Allineare le strategie;
  • Affrontare gli impatti economici che la MiFID 2 porta sui ricavi;
  • Intervenire affinché vengano rispettate tutte le indicazioni procedurali;
  • Formare il personale per gestire il cambiamento e adeguarsi ai nuovi requisiti in materia.

Per dare un’idea effettiva di quanto la MiFID 2 abbia impattato il settore finanziario, nel solo 2017, secondo il Financial Times, l’adeguamento dei sistemi informatici da parte delle società finanziarie soggette alla direttiva è costato oltre 2 miliardi di dollari.

La sfida di tracciare e monitorare tutte le informazioni su interazioni, operazioni e attività con l’investitore è forse una delle sfide più sentite da tutti gli intermediari. La maggior trasparenza imposta dalla direttiva è necessaria per il controllo da parte delle autorità. Ora tutto ciò che avviene tra intermediario e cliente è messo sotto una lente di ingrandimento ancora più grande.

Proteggere e informare gli investitori è un altro impegno imposto dalla direttiva per gli intermediari. Se, come abbiamo visto, ai clienti è garantita non solo una comunicazione più approfondita e periodica, ma anche il giusto prodotto in linea con obiettivi ed esigenze, per gli intermediari ciò rappresenta una grande responsabilità in termini di monitoraggio e aggiornamento continuo, per assicurare che lo strumento finanziario in uso sia veramente il migliore per il cliente. Ciò in certi casi porta a restringere la gamma di offerta per il cliente.

Un altro aspetto che si è fatto sentire sono i requisiti più severi per le banche di investimento, ora tenute a fatturare separatamente i servizi di ricerca e di intermediazione. Il fatto che i costi di ricerca fossero inclusi nelle commissioni per eseguire le operazioni poteva suscitare occasioni di conflitti di interesse, perciò la decisione di questa divisione.

Anche la formazione vuole la sua parte.

La MiFID 2 presta molta attenzione al livello di formazione, conoscenza ed esperienza di chi deve consigliare i clienti nell’impiego dei risparmi.

Una sfida per gli operatori che offrono consulenza è quella di rispettare precisi requisiti di esperienza minima nel settore, introdotti con la MiFID 2:

  • 12 mesi per i consulenti finanziari laureati in economia o in altre discipline, ma con master in materie economiche;
  • 24 mesi per laureati in discipline diverse da quelle economiche;
  • 48 mesi per diplomati;
  • 10 anni per chi possiede un titolo al di sotto del diploma.

MiFID 2 vuol dire anche opportunità

Viste così, tutte queste sfide fanno sembrare la MiFID 2 più una minaccia, piuttosto che un’opportunità.

Eppure il lato positivo c’è.

Alessandro Foti, amministratore delegato e direttore generale di FinecoBank, ha dichiarato: “Mifid 2 rappresenta un banco di prova importante per 
la professione del consulente finanziario perché ne esalta il ruolo, permettendogli di costruire un rapporto solido con il cliente
 e di costruire una pianificazione finanziaria sulla base dei singoli obiettivi di vita. Quindi assisteremo a un deciso salto culturale anche nella stessa percezione della professione. […] Mifid 2 potrebbe quindi accelerare ulteriormente il trend di crescita del nostro settore, dando il via
 a un circolo virtuoso del quale potrebbero beneficiare tutti: i clienti in primis, grazie a una gestione più professionale del proprio risparmio, ma anche i consulenti e gli intermediari.

Continuare a gestire l’ottimizzazione dei costi e la coordinazione di tutti gli investimenti risulterà più facile per chi punta sull’innovazione e fa buon uso delle tecnologia, che in questo caso risulta essere un’ottima alleata.

Le imprese di investimento devono essere in grado di sfruttare nuovi canali di comunicazione digitale integrati a strumenti operativi e di collaborazione. Inoltre, adottare e implementare strumenti di archiviazione documentale e piattaforme CRM è un’altra fonte di grande aiuto.

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